Le Interviste - Jiuliette Yakashy. Esclusiva

Si conclude la due giorni dedicata a Jiuliette Yakashi e al suo libro Una famiglia speciale. A breve potrete leggere l'intervista, ma prima di salutarvi vi anticipo che domani Il mondo espanso dei romanzi gay vi parlare di un nuovo libro della Dreamspinner dal titolo In corsa.
Le Interviste
  Jiuliette Yakashi
   Esclusiva
Nella foto: Immagine di copertina
Una famiglia speciale racconta la vita di una giovane coppia gay che all'improvviso vede cambiare la loro vita con l'arrivo di Gaia e della sua bambina. Come è nata l'idea di questo romanzo?
Questa storia nasce dalla forte esigenza di mettere dei punti fermi, come quello dell'amore. Può scoppiare tra una donna e una donna, un uomo e un uomo o tra un uomo e una donna, e in ognuno di questi casi sarà sempre amore, malgrado quella che consideriamo ‘atipicità’. Sono i sentimenti, le emozioni che fanno una coppia, la rendono vincente grazie al vicendevole amore incondizionato e le permettono di superare ostacoli diversamente impossibili da valicare. È la forza dell’amore, non del genere delle persone che lo provano.

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Ambientato in Italia, il tuo libro mostra anche l’aspetto omofobo della società all’idea di vedere due uomini che crescono una bambina. Secondo te da cosa dipende quest’aspetto?
È fortemente radicata nel nostro paese l’idea che l'unico riferimento sano per un bambino siano le due diverse figure di entrambi i sessi: mamma e papà. Credo che l'argomento dell'adozione da parte di coppia gay sarà sempre terreno di scontro, perché la tradizione italica ma anche di tutti i popoli dell’emisfero meridionale, più di quello settentrionale, la riterranno una situazione anormale, distante dall’ordine naturale. Sono del parere che già nelle scuole si debba insegnare ai bambini che tutto ciò che proviene dal profondo va coltivato, alimentato e nutrito instancabilmente.
Il tuo libro presenta diversi spunti interessanti però, a volte, appaiono poco sviluppati. A esempio l’adozione, che poteva essere un tema da spiegare meglio essendo un aspetto decisivo dell’ultima parte del libro, è solo accennata. Perché hai scelto di non addentrarti troppo?
Perché nel nostro paese è assiomatico che qualsiasi sia la situazione non cambierà il valore del principio. Nei confronti della vita si applica inevitabilmente la legge della natura. È provato che non siamo al 100% maschi o femmine, e questo sarebbe già un elemento a sostegno della necessità di una media res, non crede? Inizialmente avevo pensato di inserire un capitolo in cui Pierre e Mirko, dopo che i Servizi Sociali avevano sottratto loro la custodia di Julianne, lottavano per anni pur di ottenerla anche parzialmente, sulla base del fatto che Pierre aveva salvato generosamente la vita a lei e alla madre e che lui e il compagno Mirko avevano materialmente provveduto al suo sostentamento per più di cinque anni. Ma questo avrebbe messo in pericolo la bambina, che prima o poi avrebbe cercato di ricongiungersi con la famiglia d’origine, perché si sarebbe sentita dilaniata fra due famiglie, fra due case, fra due nuclei che l’amavano dello stesso amore ma che erano incompatibili fra di loro. Non avrebbe giovato a nessuno presentare una situazione che faceva ‘vincere’ l’una o l’altra fazione, perché in realtà non vinceva nessuno. Alla fine ho messo in evidenza solo l'amore, che nell'economia dell'opera è il motore di tutto il racconto. Ci troviamo davanti a un caso in cui non è una coppia gay che deve lottare contro tutti e tutto per ottenere l'adozione ma è lo stesso amore che hanno trasmesso alla piccola e che lei ha assorbito a darle la forza di rompere gli schemi e di decidere di tornare da loro. Insomma, non c'è sentimento più grande che amare e sapersi ricambiati.
Un altro aspetto di cui voglio parlarti è anche la poca attenzione dedicata alla vita di Pierre e Mirko prima dell’arrivo di Gaia. Anche in questo caso perché non hai voluto dare più spazio a due dei personaggi principali della storia?
Il lungo racconto è ambientato nei boschi. Ci troviamo davanti a persone semplici, genuine come la natura che li circonda, consapevoli che attraverso un corretto rapporto con essa cresce la sensibilità. La loro umanità nasce dal fatto che vogliono amarsi senza doversi mostrare, esattamente come fanno due persone che non devono dimostrare nulla: lo sanno solo loro due e gli basta essere e sentirsi profondamente legati da un sentimento vero.
Hai avuto problemi a pubblicare il tuo romanzo perché nessuna casa editrice ha voluto puntare su di esso e alla fine hai scelto di auto pubblicarlo. Perché hai puntato così tanto su questo romanzo, cosa credi possa trasmettere al lettore?
Mi auguro che trasmetta al lettore che l'amore ancora una volta vince e ne esce a testa alta al di là del contesto in cui vive!
Secondo te quanto un bambino può sentirsi disorientato dal crescere fra due uomini o fra due donne se per lui questo modello è la sua normalità?
Disorientato? Dipende da noi: basterebbe insegnare nelle scuole che l’omosessualità è anch’essa una forma di amore e la cosa non comporterebbe alcun disagio psicologico-sociale! perché è di amore che stiamo parlando! La vita di tutti i giorni ci insegna che in qualsiasi contesto familiare accade l'impensabile: perché legare le perversioni soltanto a una situazione di omosessualità? Se il clima che si respira in una famiglia omosessuale è pieno di rispetto e tolleranza, allora sarà anche pieno di amore, e quell’amore sarà l’esempio secondo cui anche un bambino potrà vivere.
Che consiglio daresti a chi vuole intraprendere la tua stessa strada e fare lo scrittore?
Bisogna perseverare tanto. La storia deve nascere almeno come bozza nella testa, dove ci si deve giocare, inventando personaggi e intrecci fino a che diventano coerenti e credibili. Le idee vanno appuntate su un foglio e si deve attendere che inizino a maturare, a prender forma. Le idee sono un po' come la plastilina: puoi modificarla come vuoi e il risultato sarà sempre diverso. Ma la coerenza e la credibilità sono la cosa più importante: se mancano non c’è bella storia che tenga!
Intervista: Francesco Sansone


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