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"Ragazzi chimici", Andrea Mauri e Angela Infante raccontano il fenomeno del chemsex

Cocaina basata, mephedrone, crystal e GHB sono solo alcuni dei protagonisti di festini, che sempre più spesso vengono organizzati per sballarsi e fare sesso a lungo e senza limitazioni. È il fenomeno del chemsex, nato e sviluppatosi soprattutto a Londra, ma che sta prendendo sempre più piede anche in Italia. Neologismo coniato da David Stuart, il chemsex connota non solamente l’uso e abuso di sostanze psicoattive al fine di migliorare, prolungare e stimolare l’attività sessuale, ma identifica propriamente l’uso che se ne fa nelle comunità gay omosessuali.

Negli ultimi anni, soprattutto in Europa ma con casi anche negli Stati Uniti, il chemsex ha preso sempre più piede delineando un preciso rituale: App come Grindr o incontri casuali con chi già è addentro a queste situazioni facilitano l’individuo alla partecipazione a festini, i chill, il cui ingresso è rigorosamente sottoposto al pagamento di un feed per l’acquisto delle sostanze stupefacenti utili all’evento. Una volta pagato il proprio contributo, si può accedere a questi chill con un numero variabile di partecipanti (dalle 3 alle 20 persone), durante i quali la musica di sottofondo e i video porno passati in loop fanno da cornice a incontri omosessuali la cui durata può protrarsi anche per più giorni, a seconda della disponibilità delle sostanze stupefacenti precedentemente acquistate con le quote a disposizione. Direttamente derivanti da questa pratica, sono altre, anch’esse insidiose, situazioni: dallo sviluppo di una forte dipendenza da sostanze tossiche a quello di IST – Infezioni Sessualmente Trasmissibili.

A caratterizzare il chemsex, infatti, è l’uso di sostanze insidiose come il GHB, meglio nota come “la droga dello stupro” (quindi sedativa ma che al contempo aumenta la sensibilità tattile), unitamente ai cristalli di metanfetamina (dall’intenso effetto stimolante) o al mefedrone (anch’esso stimolante ed eccitante), che portano spesso al cosiddetto “craving”, ossia al desiderio e necessità di un consumo sempre maggiore di sostanze stupefacenti. Per quanto riguarda invece le infezioni sessualmente trasmissibili, questi incontri, senza freni inibitori, portano spesso al non uso di preservativi, con conseguente loro maggiore diffusione.

Un mondo sconosciuto ai più, che ci viene raccontato, forse per la prima volta nella narrativa di “intrattenimento”, da Andrea Mauri e Angela Infante, attraverso 10 racconti brevi, nati da testimonianze vere, raccolte tramite interviste a ragazzi che lo praticano.

“Ragazzi chimici – connessioni di chemsex”, pubblicato da Ensemble edizioni, con la postfazione a opera del sessuologo e docente universitario Filippo Maria Nimbi, risulta essere, pertanto, un documento importante  sia per conoscere l’argomento sia per fermarlo e limitarne i danni.

 

 L’intervista

 

D. "Ragazzi chimici" è un’antologia basata sul chemsex, che si ispira a storie vere, che avete ascoltato e raccolto attraverso delle interviste. Prima di entrare all’interno del loro contenuto,voglio chiedervi qual è stata la molla che vi ha fatto interessare all’argomento.

MAURI: L’idea è stata di Angela. Mi ha proposto di scrivere questo libro e ho subito accettato. È stata l’occasione per approfondire le dinamiche di un fenomeno di cui avevo sentito parlare e che mi incuriosiva.

INFANTE: Lavoro da più di 10 anni in un reparto di Malattie Infettive con persone sieropositive e ascolto le loro storie.  Un paio di anni fa, alcuni di loro hanno manifestato l’interesse a parlarmi e confrontarsi su questo fenomeno, qualcuno perché ne aveva sentito parlare, qualcuno perché aveva partecipato ad alcune sessioni.

Durante il primo lockdown, complice la chiusura forzata, ho iniziato a domandare di poter fare delle “chiacchierate” sull’argomento; è stato tutto molto fluido, senza riserve e con onestà, con interesse e senza giudizio, nasce così l’idea.

 

D. Dicevamo che i racconti contenuti all’interno del libro sono ispirati alle testimoniane raccolte attraverso delle interviste. Come siete arrivati a questi testimoni?

MAURI: Su questo ti risponde Angela, perché è lei che ha realizzato le interviste. Io ho ricevuto il materiale, che ho sbobinato appuntandomi gli aspetti più forti, in un certo senso quelli più narrativi, per trasformarli in storie. Il mio lavoro è stato quello di rispettare l’anonimato che gli intervistati ci hanno chiesto, renderli irriconoscibili nei racconti senza tradirne però le emozioni e i sentimenti, cioè la psicologia dei protagonisti, introducendo dei necessari elementi narrativi.

INFANTE: Ho chiesto ad un amico grafico di preparami una locandina, dove lasciando il mio indirizzo mail, chiedevo di essere contatta, da persone che erano coinvolte a vario titolo nel fenomeno del chemsex; anche con una mail fittizia, una chiacchierata per conoscerci. Quindi, ho postato la locandina sui miei profili social; ha incuriosito molti uomini e poi è stato semplice. Ho anche molti amici gay all’interno della mia comunità e il “passaparola gay”, (mi ricorda il film di Ryan Murphy The normal heart), ha fatto il resto. Sicuramente mi ha aiutato il fatto che io lavori in campo HIV.

 

 

D. Cosa vi ha colpito maggiormente dei loro racconti?

MAURI: Mi sono trovato davanti a uno scenario che non immaginavo. Le motivazioni dei ragazzi chimici sono molteplici. A riprova del fatto che nella vita nulla è solo bianco, nulla è solo nero e che il chemsex è un fenomeno trasversale. Nei racconti ho sentito tanta solitudine e pure un’ansia da prestazione. Tra le righe emerge uno sminuimento del corpo e una difficoltà a percepirsi in armonia con il mondo, sia sul piano fisico che su quello psicologico. Ma c’è anche chi fa chemsex per puro svago, per migliorare la prestazione sessuale. Questi sono gli aspetti di un fenomeno che tutti dovrebbero conoscere per smontare qualsiasi sorta di pregiudizio in merito.

INFANTE: Quello che mi colpisce in ogni storia che ascolto con genuino interesse. Mi ha colpito la fiducia nel narrarsi, la consapevolezza di quello che stavano facendo nelle mille tonalità di grigio in cui tutti viviamo, la capacità di analizzarsi nei comportamenti: riconoscere la dipendenza o solo lavoglia di divertirsi e il tentativo, a volte ironico, a volte lancinante di non prendersi, sempre, troppo sul serio. Tutti consapevoli nel riconoscere che sarebbe arrivato “un loro tempo” per smettere.

 

D. E quale è stata, invece, la storia che più vi ha scosso e perché?

MAURI: Per me è stata quella del racconto intitolato “Orgasmo livido”. In questa storia il chemsex parte all’interno di una coppia con delle modalità forti: innanzitutto una grande differenza d’età tra i due protagonisti e poi con atti consensuali che si avvicinano a una certa violenza, ma sempre nel reciproco rispetto e accordo. In un secondo momento l’esperienza si allarga ad altre persone con esiti disastrosi.

INFANTE: Non credo ce ne sia una particolare, quando si ascolta senza giudizio, le parole scorrono con un loro senso, e fanno meno male. Quella in cui ho dovuto più contrastare la sensazione frustrante di totale impotenza, è stata “Anonimo Veneziano”; a questa storia, dallo svolgimento singolare, perché fatta di persona, non ero pronta. Nella lettura se ne può intravedere “trasparente” il perché.

 

 

D. Perché il chemsex sta prendendo sempre più piede nella società e perché fra le persone, giovani e meno giovani, si sta affermando l’idea che per un amplesso ci sia il bisogno di assumere sostanze stupefacenti?

MAURI: Da un lato mi sembra di percepire una certa curiosità nell’esplorazione del sesso attraverso nuove modalità. Dall’altro gioca un ruolo fondamentale la percezione che si ha del proprio corpo. Come dicevo prima, si sta diffondendo un’ansia di prestazione, un’inadeguatezza di fronte a modelli di corpi perfetti e di atti sessuali vigorosi, al limite del bestiale in qualche caso, veicolati dai video porno. Assistiamo a un bombardamento sostanzioso di questi messaggi, che possono generare l’ansia di inseguire qualcosa di irraggiungibile perché non ci appartiene.

INFANTE: Possiamo analizzare e indagare tutti i comportamenti legati a pratiche più o meno trasgressive, lecite, opportune e con gli aggettivi potrei andare avanti per lunghe righe ma penso che la risposta “giusta”, ammessa che ce ne sia una, è da “ricercare” nella richiesta, non giudicante, alle persone interessate. Io faccio in questo modo.

 


D. Chi fa sesso sotto effetto di metamfetamine è consapevole delle conseguenze che potrebbero generarsi?

MAURI: I ragazzi chimici raccontano in che modo hanno affrontato il cosiddetto down da assunzione di droghe, cioè il momento in cui le sostanze cessano il loro effetto e li sprofondano in una grande incertezza. Sono consapevoli del rischio di isolarsi per giorni interi, di vivere in una dimensione parallela, di rinunciare alle relazioni interpersonali, di sviluppare problemi di concentrazione sul lavoro e nel peggiore dei casi di arrivare persino a perderlo. E affrontano tale consapevolezza in modo differente. Per esempio, alcuni sviluppano una mania di tenere tutto sotto controllo per scandire con regolarità la partecipazione ai chill; altri faticano a imporsi il controllo sul desiderio e la necessità di un consumo sempre maggiore di sostanze stupefacenti; altri ancora si preoccupano meno del futuro. Comunque sia, per me è fondamentale che si lavori sulla riduzione del danno per avere le risposte giuste a chi chiede aiuto.

INFANTE: La consapevolezza non è ospite benvenuto in queste sessioni; dalle esperienze raccontate e vissute in momenti come questi, lunghi momenti che diventano giorni, la mente è affollata da pensieri e da fantasie che abitano gli stati di incoscienza. La consapevolezza abita la vita di ognuno di noi, prima o dopo la sessione di chemsex, in quell’attimo, credo, non vale il “cogito ergo sum”.

 

 

D. Nel libro si fondono le vostre competenze, Angela sei una counselor e una educatrice mentre, lo sappiamo benissimo, Andrea sei uno scrittore di talento. Come nasce la vostra collaborazione?

MAURI: Frequentavo le associazioni glbtqi+ e gli eventi che organizzavano. Mi piacevano molto quelli ideati da Angela. Gli ultimi suoi cui ho partecipato sono stati una serata di teatro counseling e una sfilata di moda in occasione della giornata mondiale della lotta contro l’Aids. Non ricordo però qual è stata la prima occasione, quella in cui ci siamo conosciuti.

INFANTE: Conosco bene il mio lavoro: ascolto storie, raccolgo storie e, a volte, mi diletto a scriverle. La nostra collaborazione nasce dalla voglia di fare “qualcosa” insieme per la nostra comunità, con onestà, non raccontando solo “i colori che colorano” il nostro orgoglio, ma anche quelli “acidi” che lo rappresentano. Quello con Andrea è stato un incontro magico, ma è stato un bellissimo incontro anche quello con l’editore che ha creduto in noi,Matteo Chiavarone di Ensemble, e quello di tutte le persone che “girano” intorno a questo progetto; progetto che poteva anche risultare “scomodo”.

 

D. Su quale aspetto vi siete confrontati maggiormente e cosa avete imparato l’uno dall’altro durante la lavorazione?

MAURI: L’aspetto fondamentale è stato quello di rispettare le storie che questi ragazzi hanno deciso di regalarci. Non era scontato che aderissero all’appello di uscire allo scoperto e raccontare aspetti profondi, intimi e delicati della loro vita. Il rispetto che doveva passare necessariamente, come ho detto prima, attraverso l’attenzione con la quale costruire i racconti che fanno parte del libro. Che cosa ho imparato da Angela? La schiettezza di porsi al prossimo, la risolutezza con la quale porta a termine gli obiettivi e la semplicità con la quale gestisce la sua energia inesauribile che tutto e tutti travolge.

INFANTE: Il confronto è il sale della vita, e io notoriamente mangio con l’aggiunta di molto sale. Non potevo perdere l’occasione ghiotta di lavorare con Andrea. Amo il suo stile di scrittura asciutto e onesto, la gentilezza e l’eleganza con cui entra nelle vite degli altri e un genuino interesse per i fatti della vita.

Cosa ho imparato? Ad avere una sorta di pazienza, dote che non mi caratterizza!

 

D. Per concludere, Ragazzi chimici quale elemento di riflessioni speriate lasci nel lettore?

MAURI: Mi piacerebbe che il lettore venisse toccato da queste storie fino a sentirle proprie, magari arrivando persino a immedesimarvisi. Secondo me, tutte le esperienze, anche le più estreme, raccontano qualcosa di noi. Inconsapevolmente fanno emergere i nostri lati oscuri, quelli che preferiamo non vedere. Ebbene, se questo libro ci autorizzasse a scavare nel nostro io più buio fino a destabilizzarci, allora sarebbe un ottimo risultato. Del chemsex se ne deve parlare. Credo che in futuro arriveranno nuovi studi scientifici sul fenomeno, che si cercherà di misurarne la portata e che, come succede già in altri Paesi, si appronteranno dei servizi adeguati alla prevenzione e alla riduzione del danno. Nel frattempo però è bene parlarne in ogni luogo.

INFANTE: Sarò lapidaria, ognuno confezionerà le sue; io voglio solo che se ne parli!

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Valerio Cruciani: « Non si può e non si deve giudicare nessuno per il modo in cui gode del suo corpo e della sua mente»

 


 Si intitola “Lo scioglimento dei ghiacci” il nuovo romanzo di Valerio Cruciani, pubblicato per Ensemble, in cui Roberta, la protagonista, passa da essere considerata una donna rispettabile a donna di dubbia moralità, per un cambio di "priorità".


Roberta, infatti, all’inizio appare come una donna con una  vita “normale e soddisfacente”; un marito produttore cinematografico, una figlia avuta in gioventù che vive all’estero e un lavoro stimolante all’università, grazie al quale combina la didattica all’esperienza sul campo, che la porta spesso tra i ghiacciai del mondo a studiarne l’evoluzione.


Eppure, quella tranquillità, quella lentezza e pazienza che i suoi studi le impongono nell’osservazione della natura, all’improvviso le vanno stretti; basta una chiacchierata durante una première cinematografica con Valeria, alias Yolanda Hastings, regista di film “sperimentali” e “femministi” per adulti, per infonderle il dubbio che tutto il suo mondo di “fermi immagine” necessiti di una sferzata di energia e di slancio.


Inizia così una duplice percezione di Roberta, che da stimata professionista, moglie e madre, al diventare virale del film, si trasforma agli occhi degli altri in donna di dubbia moralità, dai gusti sessuali discutibili, professionista non più (o non solo) della glaciologia, avvezza più all’appagamento dei suoi piaceri sessuali che all’accudimento dei suoi cari. Roberta, tuttavia, non si sente di giustificarsi, di motivare le sue scelte; è se stessa, e questo, nel bene e nel male, la rende felice.


Valerio Cruciani a Il mio mondo espanso ci parla del suo romanzo e assieme a noi traccia un quadro delle pressioni sociali che ancora oggi le donne devono subire e che sono il punto centrale del suo romanzo.

 

L’intervista

 

D. Valerio, nel romanzo parli di come la donna ancora oggi sia vittima di una società che la vuole, con le eccezioni del caso, “angelo del focolaio” e che la condanna se esce dal seminato. Ti sei dato una spiegazione di questa visione?

R. Credo sia un antico retaggio del quale ancora non ci siamo liberati. Di sicuro ha un peso determinante la cultura religiosa che definisce la nostra mentalità, e non mi riferisco solo al cristianesimo, ma proprio al pensiero tradizionalista. L’imperatore Augusto, giusto per fare un esempio, riportò in auge una legge che puniva severamente le donne adultere. Ma nel mio romanzo credo di essere andato oltre: la polemica, oggi, è invertita. Si critica e si giudica anche la donna che non esce dal seminato. La donna-madre, la donna-di-casa, non ci basta più, la donna-che-non-lavora è un obbrobrio, un fallimento della società, la donna-che-non-gode-pubblicamente è un pericolo. Ecco, tutto questo fa parte della stessa cultura: quella che aprioristicamente considera la donna un oggetto da giudicare, perché fondamentalmente, ancora oggi, la nostra è la cultura del maschio e del maschile.



D.
Nel romanzo Roberta, la tua protagonista, è rispettabile finché si “mostra” madre e moglie impeccabile e lavoratrice “normale”, ma perde tale stima quando si dedica a un lavoro dove le donne scelgono secondo la propria visione come vivere, anche sul piano sessuale,la propria vita. Perché questo non avviene per gli uomini?

R. In realtà credo che avvenga anche per gli uomini. Senza contraddirmi rispetto alla risposta precedente, credo che il nostro sistema culturale, proprio per essere ancora così androcentrico, sottoponga l’uomo a pressioni e giudizi costanti, anche se di ordine diverso rispetto a quelli a cui è sottoposta la donna. L’uomo è in via di ridefinizione e l’idea tradizionale di mascolinità è in discussioneda tempo. C’è una costante tensione tra il vecchio mondo (maschio rude, sciupa femmine, lavoratore, giocatore d’azzardo, intellettuale, perdonabile) e il nuovo mondo (maschio che aiuta nei lavori domestici, dall’orientamento sessuale non più rigidamente binario, rispettoso, paterno, privo di macchia).


D. Il sesso, o meglio la libertà di appagarsi sessualmente, è poi l’elemento chiave con cui si giudica negativamente una donna. Se lo fa e dimostra di piacerle è una poco di buono, diversamente è appellata come frigida. Come la si mette, la donna è comunque giudicabile, sbaglio?

R. Sempre. Anche qui c’è una costante tensione nella nostra cultura. Mi riferisco ai discorsi, soprattutto a quelli che passano inosservati, alle pubblicità, a certi distinguo poco sottili che troviamo ancora in molti pezzi di giornalismo, alla musica pop. Da una parte la donna deve pubblicizzare il proprio corpo e il proprio godimento (non solo pornografia, penso anche a come i giocattoli sessuali stiano uscendo dalla clandestinità anche in Italia), dall’altra deve mantenere tutto ciò nel segreto del proprio boudoir. Il problema è proprio continuare a dare al sesso e alla sessualità una centralità che, invece, dovrebbe appartenere solo alla sfera privata e al tempo che il nostro psicanalista eventualmente ci dedica.E questo, attenzione, colpisce anche gli uomini di ogni orientamento sessuale. Non si può e non si deve giudicare nessuno per il modo in cui gode del suo corpo e della sua mente (sempre che non rechi danno a nessuno). Ma è più forte di noi, perché il sesso, in fondo, è la forza più poderosa, è il motore dell’essere umano.


D. A chi o a che cosa si può attribuire la colpa, se così possiamo chiamarla, di questa condanna mediatica?

R. Credo che in fondo ci sia la consapevolezza, da parte del maschio, della sua progressiva perdita di potere. Non a favore della donna, o non solo. Ma a favore, direi, della Natura, del caos, della Storia. Il Maschio, che finora ha generato la Storia, ora conta sempre meno. Come essere umano privo di Storia. È un oggetto di consumo tra gli altri, e non è pronto ad affrontare questa battaglia. Le donne, quindi, tradizionalmente collocate su un piano inferiore, sono ancora più facili da bersagliare. Non ci si può sfogare contro l’ideologia dominante. Le donne sono sempre più un obiettivo facile, uno sfogo a portata di mano. Ciò vuol dire, dal mio punto di vista, che il maschio è un perdente, un’altra vittima. Anche perché oggi la Donna sta comunque assumendo ruoli di primo piano in ogni ambito.

E poi ci sarebbe da fare tutto un discorso a parte sui social media. Se vogliamo parlare di condanna mediatica non possiamo non additare le reti sociali come strumenti eccellenti del potere. I migliori, perché siamo noi a gestirli direttamente (almeno ne abbiamo l’impressione). Questo è uno dei temi presenti ne “Lo scioglimento dei ghiacci”.


D. La cronaca continua a fornirci notizie di donne vittime di uomini incapaci di accettare la fine di un rapporto, o di ripicche atte a denigrarle agli occhi della comunità in cui vive. Donne che oltre a subire l’affronto, devono pagarne anche le conseguenze, rimanendo marchiate a vita. Sono passati secoli, ma la “lettera scarlatta” continua a esistere, sbaglio?

R. Purtroppo mi pare di sì, stando alla cronaca. Ma vorrei sempre ricordare come tutto il discorso che stiamo facendo porti conseguenze nefaste anche agli uomini. Voglio dire, non dobbiamo polarizzare, non dobbiamo cadere nella trappola manichea del bianco e del nero. Ci sono uomini che soffrono tremendamente durante i processi di separazione, che rimangono soli, che non trovano reti di sostegno, vengono privati delle cure dei propri figli per automatismi da tribunale che poco hanno a che fare con la realtà di ogni singolo caso. Ci sono anche uomini che subiscono violenza (fisica e psicologica) da parte delle donne. E non mancano casi di cronaca recenti anche in questo senso. Direi, quindi, che questo è l’atteggiamento intellettuale che ho cercato di mantenere per tutta la stesura de Lo scioglimento dei ghiacci: dobbiamo indagare le cause di un male che colpisce tutti noi.



D.
Come ti spieghi il fatto che le prime a puntare il dito contro le donne sono le stesse donne, che tendono a giustificare gli uomini che compiono certi gesti. Si può parlare di misoginia interiorizzata?

R. Non saprei, sinceramente. Probabilmente sì, i modelli culturali dominanti sono stati pienamente assorbiti da tutti e vengono messi in pratica per lo più in modo inconsapevole.Ma non mi stupisce: nel nostro mondo scarseggia la vera solidarietà. Siamo tutti macchine da competizione.


D. Oltre che uno scrittore sei anche un insegnate. Queste dinamiche “degli adulti”, le riscontri anche fra i più giovani, o le nuove generazioni hanno superati certi limiti culturali?

R. La cosa migliore di questo lavoro è che ti permette di conoscere da vicino le nuove generazioni. E ti obbliga a non dimenticare come eri tu alla loro età. Non puoi tralasciare il tuo adolescente interiore, se vuoi fare discretamente il professore. Sì, purtroppo mi pare che i ragazzi di oggi ci somiglino troppo. Non hanno superato quasi niente. Le ragazze devono indossare shorts sempre più corti, ma poi non possono parlare di masturbazione con le proprio coetanee. Questa è una delle confessioni che mi hanno fatto. Le ragazze si sentono perennemente giudicate. I ragazzi fanno di tutto per nascondere il proprio orientamento sessuale, quando non è quello “giusto”. I parametri culturali, purtroppo, sono esattamente gli stessi di quarant’anni fa. Sono cambiate le cose meno importanti: la moda, l’accesso a un benessere superficiale e illusorio... Una cosa sì che è cambiata, ed ha un’importanza centrale: il loro modo di accedere al sapere, alle informazioni, alla cultura. Sono i primi figli di un mondo sempre meno analogico, e non è una questione secondaria.

 

D. Per concludere, che cosa speri rimanga del tuo romanzo a chi lo leggerà?

R. L’emozione strisciante e profonda. Spero che rimangano le domande e una sensazione di nuovo, di apertura, di avventura. Il gusto della lettura, della parola scritta.

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Cuori in vendita. Il primo volume della saga di Gaby Crumb

Di Francesco Sansone
Grafica di Giovanni Trapani

Trama: Tredici nomi. Tredici omicidi annunciati. Un killer scaltro e imprevedibile.
Per Matt, Niko e i loro compagni di squadra è una corsa contro il tempo, dove l'assassino sembra essere sempre più inafferrabile.
Tornano Cecchino e Fiordilatte in una nuova avventura, con il loro amore e la loro irriverenza che faranno da cornice a un'indagine apparentemente senza via d'uscita. Una partita a scacchi con un assassino che non si fermerà fino alla morte dell'ultimo dei tredici.

Questa la trama del primo volume di Cuori in vendita, il romanzo di Gaby Crumb (self Amazon). Protagonisti di questa nuova serie sono due personaggi apparsi nel lavoro precedente dell'autrice dal titolo Anonymous. 

Matt e Niko, questi i loro nomi, riescono a mantenere la presa diquei lettori che li hanno adorati nella saga precedente, riuscendo, però, a entrare nei  cuori di coloro che non liavevano ancora incontrati. Cuori in vendita, infatti, si può leggere tranquillamente senza aver letto essere in pari con la storia precedente. 

I due ragazzi sono due agenti che lavorano sotto copertura e hanno a che fare con missioni pericolose e n questa avventura devono sgominare un serial killer che miete vittime nella comunità gay.

Crumb ancora una volta dimostra il suo talento, dando vita a una storia intensa, avventurosa e piena di pathos ed emozionanti colpi di scena. La scrittura dinamicha e dettagliata si presta al romance, soddisfacendo le curiosità degli amanti del genere.

Domani, 4 gennaio, uscirà il secondo volume della saga.



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Unfair Terms - S.M. May ci trascina nuovamente nel mondo della finanza

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A cura di Francesco Sansone
Grafica di Giovanni Trapani



Noah Kress ha sempre avuto due immutabili punti di riferimento: la sua azienda di private equity e il suo lavoro segreto al Circolo, uno dei club più esclusivi di Boston. Eppure, da pochi mesi c’è una nuova stella nel suo cielo: Martin Scheer, l’amante più difficile e il gestore di un impero finanziario a cui può ambire solo da lontano. Perciò l’unica cosa che Noah può fare è stare attento a non scottarsi, perché Martin è abituato a brillare senza altri comprimari intorno e il suo passato è in grado di bruciare tutto ciò che gli sta troppo vicino.

Parker Andolfi è tanto vincente nel ruolo di esperto di contrattualistica e diritto finanziario, quanto è fragile nella propria solitudine e in una ricerca d’affetti che sinora è stata la principale causa della sua rovina. Lud il Rosso, il dom più esperto del Circolo, potrebbe riportare il giusto ordine nel caos in cui sta lentamente precipitando, ma prima Parker deve dimostrare di valere abbastanza per invogliarlo a fare un tentativo.

Segreti inconfessabili, faide familiari, gruppi societari da espugnare: le partite entrano nel vivo, le clausole iniziano a reclamare gli adempimenti più dolorosi… …e non tutti i giocatori sono disposti a pagare il giusto prezzo.

Questa la trama del Unfair Terms – Clausole Vessatorie, il secondo capitolo della serie Secret Agreements di S.M. May, pubblicato indipendentemente sia in versione cartacea, al prezzo di 10,00 euro, sia in ebook, al costo di 2,99 Euro.

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La May dimostra ancora una volta di essere un’autrice valente e poliedrica. Riesce a spaziare da una tematica all’altra risultando sempre credibile e preparata. Ogni volta che si avvicina a un argomento, lo descrive con accurata scrupolosità, rendendola credibile all’inverosimile.

Il suo stile asciutto e diretto permette di eliminare alcune zavorre del genere romance, ma non la sua struttura, anzi. Il romanzo acquisisce maggiore profondità.

La mescolanza degli argomenti creano una storia intensa che non risparmia colpi di scena né sviluppi inaspettati.
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Pertanto, se volete immergevi nell’intricato mondo finanziario di Noah e Parker non aspettate e leggete Unfair Terms di S.M. May.
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Una promessa di Natale - K.C. Wells racconta l'amore sotto l'albero

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A cura di Francesco Sansone
Grafica di Giovanni Trapani



L'ultima cosa che Micah Trant si aspetta di trovare in mezzo alla neve, sul ciglio della strada, è un uomo che è stato chiaramente picchiato, e quando scopre l’identità del malcapitato, capisce che è qualcosa di più di una semplice coincidenza. Come buoni samaritani, Micah e suo padre offrono ospitalità allo straniero, così che possa recuperare. Dopo tutto, è quasi il Giorno del Ringraziamento, e Greg non è in condizioni di viaggiare per ritornare a casa. Quell’offerta, però, non è una mossa del tutto altruistica: Micah vuole delle risposte, e non è l'unico.

Greg non riesce a credere a come siano andate le cose. Le probabilità che fosse proprio Micah a trovarlo erano praticamente inesistenti, ma accetta comunque la sua offerta. Man mano che i giorni diventano settimane, Greg impara a conoscere la famiglia di Micah e arriva a rendersi conto che, stare con loro per un Natale del Wyoming, potrebbe sul serio fornirgli le risposte che sta cercando.
Ma la magia delle vacanze regalerà anche qualcosa che Micah e Greg non si aspettavano proprio.

Questa la trama intorno a cui ruota Una promessa di Natale, il romanzo di K.C. Walls, la cui copertina è stata realizzata da Meredith Russell, pubblicato indipendentemente su Amazon in formato ebook al costo di 2,99 Euro.

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La magia del Natale ha la capacità di rendere bella qualsiasi cosa, ma in questo caso la storia è bella di per sé e l’atmosfera festiva è un di più che non guasta.

In questo romance non mancano elementi narrativi avvincenti e coinvolgenti: si passa dal terrore alla diffidenza, dalla nascita di un amicizia all’affermazione di sentimenti più profondi. La Wells riesce a descrivere tutto con maestria e accurata scrupolosità lessicale.

Il sesso la fa da padrona anche in questo romanzo, regalando piacevoli momenti a chi ama le descrizioni di questo tipo.
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Pertanto, se per voi il Natale dura tutto l’anno e non ne avete mai abbastanza di luci e spirito festoso, Una promessa di Natale di K.C. Wells è il romance che fa al caso vostro.

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