Le interviste - Runny Magma

A cura di Francesco Sansone
Grafica di Giovanni Trapani
Runny, dopo pochi mesi dall’uscita di 'Mascarado', esce il tuo nuovo romanzo dal titolo 'Perfect Strangers', una bella commedia leggera e appassionata. Ci racconti come è nata l’idea della storia e come si è sviluppata nella tua testa?
Come mi è venuto in mente? Perché è vero! Ahah... Fra i rockers e i metallari ci sono gay come in qualsiasi altra comunità, solo che per stereotipi e pregiudizi “di genere” - in tutti i sensi - lo danno meno a vedere. E, come sai, io adoooro infliggere sferzate a pregiudizi e stereotipi. Mi è sembrato un buon punto di partenza, dopo il discorso sulle velate di 'Mascarado'.

La storia parte dal rifiuto di Samuele di baciare in scena Andrea perché lui, da vero macho eterosessuale, non vuole saperne di baciare un ragazzo seppure per finta. Da qui inizia una vera e propria commedia degli equivoci. Sebbene siamo di fronte a una storia in cui l’etero all’improvviso si scopre gay, hai trattato l’argomento in maniera diversa rispetto a quanto letto fin’ora. Nel tuo romanzo si capisce benissimo il percorso introspettivo intrapreso da Samuele. Cosa hai voluto trasmettere con questo aspetto della storia?
No, aspetta, l’etero che si scopre gay sarebbe inverosimile. Qui c’è un bisex che per superficialità, circostanze della vita e scarsa predisposizione a dialogare con se stesso non ha mai scorto tutte le chiarissime spie della sua intera esistenza. La misoginia e la passione sviscerata per il glam non fanno di per sé due indizi, ma, addizionando le sfumature della caratterizzazione, il percorso appare lineare. Andrea è solo la persona che lo sprona a scoprire che due più due fa due, e in quel momento Samuele… cresce. Come è vero il dato sui rockers gay, lo è anche quello sui bisex ‘ritardatari.’ Non sempre si tratta di velate che si liberano, come nel caso di Iacopo di Mascarado; spesso c’è proprio un percorso di presa di coscienza che per forza di cose può risultare più lento di quello dell’omosessualità, ed è lo stesso per cui i benpensanti accusano trentenni o quarantenni bisex di essere passati all’altra sponda a causa di delusioni sentimentali. Basta con questo “si diventa”, prendetelo come un bonus latente! (ride,ndb) Se una persona non fosse già orientata ‘anche’ verso lo stesso sesso, non ci andrebbe manco dopo il divorzio.
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Anche in questo romanzo un ruolo importante hanno i personaggi di contorno dei protagonisti. I ragazzi del gruppo di Samuele e gli amici di Andrea danno vitalità alla storia e questo è un must del tuo modo di scrivere. Credi che inserire personaggi di sostegno, permetta maggiormente di descrivere appieno i protagonisti?
Penso che sia così anche nella vita. Nessuno va avanti da sé, nel suo cammino, persino quando pensa di essere solo. Magari non ha ancora scoperto che Wild Thunder è lì che lo conosce meglio di quanto lui stesso non si conosca. Solo che non lo vedi ‘a occhio nudo’, proprio perché fa parte della vita... di tutti i giorni, dilatata, rallentata negli anni. E se cambi è anche grazie (o a causa) delle persone che ti circondano. Trovo irreali le storie in cui la crescita psicologica dei personaggi avviene solo tramite loro stessi e i secondari sono figurine che stanno lì giusto perché ci devono stare. Sanno di brodo allungato. Se vuoi inserire altri personaggi, questi devono essere funzionali all’intreccio, altrimenti non ha senso infilarceli.

Anche la nonna di Samuele è un bel personaggio e leggendo mi sono chiesto se nel descriverla ti sei ispirato alle tue nonne. Mi togli questa curiosità?
Ma, guarda… casco sempre dalle nuvole quando la gente mi chiede da chi ho preso ispirazione, se ho fan art con attori per un gruppo o un blog, perché in generale quando scrivo mi invento sia le facce sia i caratteri. Ovvio, sono io a scrivere, quindi lì dentro ci finiranno immagini inconsce o frasi recuperate da dialoghi della mia esperienza reale qua e là, che manco potrei ricordare quando e con chi sono avvenuti. Quindi in nonna Corinna possono esserci memorie delle espressioni di mia nonna come modi di fare delle nonne di ex compagni di scuola, però nonna Corinna è nonna Corinna. Così come Nuno di 'Mascarado' è Nuno anche se ho davvero amici brasiliani che parlano il tosco-portoghese, o un altro paio in sedia a rotelle che si sbronzano in continuazione, pure se non sono Massimo. Non so come spiegarti. Diciamo che i miei personaggi sono una sorta di Leviatano delle mie esperienze (ride, ndb) Ah, no... un poliziotto e un domatore in passeggiata d’estate a Torre sfrecciano su e giù davvero. Solo che quest’anno non si sono visti e siamo un po’ preoccupati, per quanto siano due “perfetti sconosciuti”, quindi se dovessero leggermi...
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Così come per 'Mascarado', anche qui hai voluto affrontare il rapporto genitori e figli. Secondo te, in generale, qual è il motivo che scatena i conflitti fra i due? Differenza di età o semplicemente pura legge di compensazione?
In 'Mascarado' il tema della famiglia era tenuto più in considerazione, vuoi per la condizione di velata di Iacopo, vuoi per Matteo che non comunicava più col padre (ma la madre non se ne crucciava troppo e la nonna era talmente indietro da pensare che il nipote volesse farsi prete perché non portava in casa fidanzate). Qui è all’opposto: il padre di Andrea non se fa un cruccio proprio perché in generale si considerano poco da quando si è risposato, e la nonna di Samuele è così “avanti” che lui si cruccia poco per i genitori. Secondo me non si tratta né di leggi di compensazione, né di differenza di età. Sono semplicemente cose che capitano, per un verso o per un altro. Non puoi sceglierti i parenti.

Per concludere, facendo un bilancio fra i due libri, quali sono le differenze che hai riscontrato nell’accoglienza del pubblico?
Il secondo ha superato le medie in maniera più rapida rispetto al primo, comunque continuano a essere letti anche nei mesi successivi, sia in versione standard, sia in abbonamento. Ne ho un altro nel cassetto, ma devo farlo decantare e distanziarlo, prima di rimetterci mano. Nel frattempo - penso entro le vacanze di Natale - farò uscire un racconto breve su Nuno ed Eros di 'Mascarado', perché me lo hanno chiesto in tanti; e per offrire qualcosa in più ho già il permesso di RFS per accorparci una versione ampliata, rivista e corretta del racconto 'Porcahontas'. Al prezzo più basso possibile, visto che in totale non risulteranno molte pagine. Quindi sperimenterò ancora (ride, ndb)
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Runny Magma – Perfect stangers

A cura di Francesco Sansone
Grafica di Giovanni Trapani
“Un gay musical. Una metal band. E due uomini più simili di quello che pensano...”  Con questa premessa si aspre il nuovo romanzo di Runny Magma, ‘Perfect stangers’ (self publishing. Prezzo 1,99 euro). Una compagnia teatrale sta allestendo uno spettacolo che racconta in musica una storia d’amore tra due ragazzi. Andrea, in qualità di regista e interprete, ci sta mettendo tutto se stesso, anche perché potrebbe trattarsi dell’occasione giusta per continuare a fantasticare su Samuele, il rocker piovuto nella compagnia solo per migliorare l’interpretazione e la presenza sul palco. I due mondi appaiono lontanissimi. Samuele non solo è rozzo e scontroso, ma pure sciupafemmine. E questo dovrebbe togliere ogni speranza ad Andrea, se non fosse che Samuele comincia a provare un certo gusto nello studiarsi la parte...
Lo stile narrativo  è lo stesso che chi ha letto ‘Mascarado’ ha amato: c’è la freschezza, c'è la dinamicità e c'è anche una forte, ma non eccessiva, componente emotiva.
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Ci sono personaggi validi, descritti bene, che entrano nel cuore del lettore, e ci sono anche i punti di riflessione che non guastano mai e che, sono certo, possono aprire la mente anche ai più chiusi.
Anche la presa di coscienza del proprio io è descritta con un’attenzione che difficilmente si ritrova in testi in cui uno dei protagonisti si rende conto di essere attratto dagli uomini: un percorso introspettivo, quello di Samuele, descritto con dovere e che mostra i lati soffocati e le pulsioni non ascoltate che hanno allontanato una parte di sé. Un percorso in cui molti si possono riconoscere e assecondare con un cenno del capo quanto si analizzano le causa di tale repressione.
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Se con 'Mascardo' ha dimostrato di essere un giovane autore promettente, con 'Perfect Strangers' conferma il suo talento e dispiace, come nel caso di Pierpaolo Mandetta, che le grandi case editrici non lo capiscano, preferendo dare spazio a gente delle tv.
Per sapere qualcosa in più sul romanzo, vi invito a leggere domani l'intervista che Runny Magma ha rilasciato a Il mondo espanso dei romanzi gay. 
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Heidi Cullinan - Chissà dove

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A cura di Lilia Stecchi
Grafica di Giovanni Trapani
L’amore cresce nelle crepe rimaste aperte. È questa la frase che spicca sulla copertina di Chissà dove, romance m/m di Heidi Cullinan (Self publishing tradotto da Martina Nealli, a 4,04 euro su Amazon), dove se c’è una cosa che a Roe Davis, bracciante e figlio di fattori, proprio non va a genio, è mischiare il lavoro col piacere. Peccato che poi si imbatta nel suo capo, Travis Loving, nell’unico locale gay nel raggio di duecento miglia.
Cominciare una relazione col proprietario del ranch sembra una pessima idea, ma i gusti sessuali di Roe e Travis si allineano come due assi della stessa staccionata. Forse, in fondo, possono trovare un accordo… a patto che sia chiaro a entrambi che si tratta solo di sesso e che non deve interferire col lavoro.
Cacciato di casa anni addietro, Roe è sopravvissuto spostandosi da un luogo all’altro rifiutandosi di mettere radici. Quando la storia con Travis comincia a travalicare i confini del puro e semplice sesso, il giovane dovrà fare i conti col passato che minaccia quel flebile raggio di felicità, ricordandogli che è tempo di tagliare i ponti e andarsene per la sua strada.
Ma anche il più solitario dei lupi può patire la solitudine, e ormai Roe incomincia a capire che non serve darsi alla fuga: la vergogna e il dolore per quello che ha perduto lo seguiranno ovunque, finché non sarà pronto ad ammettere che anche l’amore può essere una casa…
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“Chissà dove” non è una pubblicazione recente, è uscito questa estate, ma mi ero ripromessa che appena le emozioni suscitate si fossero un po' acquietate ne avrei sicuramente parlato.
Se ci si deve basare sulla trama, questo è un libro che non ti aspetti, perché, nella maggior parte delle scene di sesso, il bdsm la fa da padrone. La storia inizia, però, con una frase emblematica “Mi chiamo Monroe Davis e questa è la storia di come ho trovato la mia casa”, che non si intenda solo come quattro pareti e un tetto sulla testa, ma come la lenta evoluzione su vari aspetti della vita del protagonista.
Roe è un ragazzo solo e che negli ultimi cinque anni ne ha passate tante, compreso il carcere, fuggendo a tutto ciò che è sicurezza e stabilità, a causa del totale rifiuto da parte della famiglia alla scoperta della sua omosessualità. Lui non ha conoscenze, né amici, non si affeziona a nessuno, al massimo si concede qualche scopata occasionale, se è dura e un po' violenta è anche meglio. Quando in un luogo si accorge di iniziare a “sentirsi a casa” subentra il panico e scappa in un altro posto. E questo suo continuo girovagare lo portano al ranch “Chissà dove”. Il proprietario del ranch è Travis Loving e Roe all'inizio lo guarda un po' da lontano, come volendo restare in disparte e fare il suo lavoro, ma poi inaspettatamente i due si incontrano nell'unico locale gay nel raggio di chilometri e da lì tutto inizia a cambiare.
I due scoprono che per quanto riguarda il sesso la pensano allo stesso modo, deve essere duro, bollente e anche un po' perverso e soprattutto non deve avere implicazioni sentimentali. Travis è il dominatore che non ti aspetti, tanto serio e di poche parole sul lavoro quanto selvaggio e assatanato in camera da letto. Eppure, datemi pure della pazza, ma io già nella loro prima volta insieme ho visto attenzione e protezione da parte sua nei confronti di Roe e, nel susseguirsi dei rapporti, i sentimenti verranno per entrambi inevitabilmente a galla.
Nonostante il panico e la voglia di scappare ogni tanto riaffiorino, Roe sta acquistando sicurezza, sentendosi per la prima volta voluto e protetto, sente che Travis sta diventando il suo “porto sicuro” e l'idea di rimanere con lui al ranch diventa sempre più concreta.
Ad aiutare Roe nel ritrovare la sua autostima c'è anche Haley, la figlia del capo ranch, che si rivelerà un'ottima amica per lui. Haley lo aiuta, lo consiglia, lo sprona a riprendere gli studi. Mi è piaciuta quando, accompagnando Roe in una “forzata” riunione familiare, prende con decisione le sue difese all'ennesimo attacco omofobo da parte del pastore e della cugina del ragazzo. L'ho adorata e ammirata tantissimo, quando alla fine fa il dono più bello che ci possa essere per la coppia di amici innamorati, dando ancora più forza e stabilità alla ritrovata sicurezza di Roe.
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Bene, a questo punto sento la necessità, come un tarlo che mi rode dentro, di affrontare la questione del bdsm. Premetto che io non leggo le altre recensioni, e non per superbia, ma semplicemente perché oramai la maggior parte di queste sono in anteprima e chi mi conosce bene sa che odio gli spoiler, quindi non so il giudizio che ne è stato dato in altri blog. Mi riferisco solo ad alcune discussioni in cui sono involontariamente incappata qua e là sui social. Dire che certe scene bdsm sono un po' troppo forti può anche andare bene, dipende dai gusti, dal nostro limite di sopportazione, dalla grandezza del bagaglio di conoscenza che uno ha su questo argomento, ma va comunque sottolineato che queste cose nel bdsm e nel fetish ci sono. Come anche sottomettere e annullare una persona, che è comunque sempre consenziente, legarla con un guinzaglio per terra ai piedi di un letto e farla mangiare da una ciotola per cani, per esempio, anche se non è questo il caso. Però dire che il libro non è valido, che si è fatto fatica a giungere alla fine o che non vale la pena leggerlo, e ridurre tutto il contenuto del romanzo a scene bdsm che non sono piaciute, beh... la cosa mi lascia alquanto perplessa. Perché questo libro è una grande sorpresa, è molto di più di qualche momento forte, è un carico di emozioni, è l'evoluzione di come due anime sole passino dal giocare e divertirsi con il sesso duro, ma senza forzature, che è ciò che piace a loro, per poi pian piano arrivare al momento in cui tutto cambia, quando subentrano i sentimenti, l'affetto e poi l'amore. Il mio è solo il giudizio di un'appassionata di romance m/m, ma l'ho trovato davvero bellissimo.

Personalmente sono molto felice di aver avuto l'opportunità di conoscere Heidi Cullinan e questo suo primo romanzo, spero che ce ne siano tanti e tanti altri ancora, perché la storia è bella, è emozionante, arrivando a essere anche dolce. Non è solo bdsm, ma è un pieno di sentimenti, ed è tradotto veramente bene. Inutile dire che lo consiglio fortemente. Aprite la mente e leggetelo.
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Eli Easton - Come ululare alla luna

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A cura di Lilia Stecchi
Grafica di Giovanni Trapani

La storia di cui vi parlo oggi è Come ululare alla luna di Eli Easton (serie How to howl at the moon, 1. Tradotto da Deborah Tessari per la Triskell Edizioni, prezzo 4,49 euro), in cui troviamo lo sceriffo Lance Beaufort che non permetterà che arrivino dei guai nella sua città, nossignore. Rintanata nelle montagne della California, Mad Creek ha dei segreti da mantenere, come il fatto che metà della sua popolazione sia composta da “mutevoli”, cani che hanno acquisito la capacità di diventare umani. Discendente dai Border Collie sia da parte di madre che di padre, non esiste un protettore migliore di lui.

Tim Weston è alla ricerca di un rifugio. Dopo aver scoperto che il suo capo ha brevettato a proprio nome tutto il lavoro che lui aveva svolto sugli ibridi vegetali, Tim decide di lasciare il suo vecchio lavoro. Una cliente gli propone di usare il suo chalet a Mad Creek, e Tim ci vede l’occasione per un nuovo inizio. Ma il timido giardiniere ha la tendenza a impappinarsi con gli sconosciuti e a sembrare un bugiardo, particolarmente con uomini alfa stupendi come lo sceriffo Beaufort.
Di sicuro il giovane straniero allampanato fa saltare i nervi a Lance. È preoccupato per i coltivatori di marijuana che si stanno trasferendo a Mad Creek, e non è soddisfatto della storia che gli racconta il giovane. Lance decide che c’è bisogno di un po’ di lavoro sotto copertura.
Quando Tim investe con la sua auto un bellissimo collie dal pelo nero e lo adotta, è amore a prima vista sia per Tim che per il cane interiore di Lance. Fingere di essere un animale domestico metterà in grossi guai lo sceriffo Beaufort.
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È proprio uno strano posto Mad Creek, una cittadina montana della California, perché un bel po' dei suoi abitanti appartengono alla razza canina, sono dei “mutevoli”, ma che, grazie a quella che chiamano “scintilla”, hanno la capacità di trasformarsi in esseri umani. A salvaguardare il branco e, allo stesso tempo, la serenità del luogo c'è lo sceriffo Lance Beaufort, mutevole di razza border collie che, proprio per la sua indole protettiva, mal sopporta gli sconosciuti che “a fiuto” potrebbero mettere in pericolo la tranquillità della cittadina. Tim Weston, secondo lo sceriffo, rientra proprio in questa categoria.
Tim è un esperto giardiniere, con una vita difficile e un rapporto burrascoso con il padre alle spalle. È arrivato da poco a Mad Creek dopo una cocente ingiustizia subita nel precedente posto di lavoro, e vuole ricominciare, in piccolo, una nuova attività. Deve fare però i conti con Lance, che sin dal suo arrivo lo ha preso sottocchio credendo che il giovane sia un coltivatore di marjuana, e Tim con la sua timidezza e la tendenza a dire bugie che, poi si saprà dice solo per proteggersi, non aiutano di certo. Lance vuole scoprire tutto sul ragazzo e capire se i suoi sospetti siano fondati, ma i primi incontri tra i due non sono stati proprio amichevoli e sereni, decide allora di avvicinarlo in forma canina.
Dal rocambolesco incontro tra Tim e Chance, è questo il nome che il ragazzo darà a Lance/border collie, inizierà tra loro un rapporto dolcissimo e divertente colmo di coccole e situazioni stravaganti. E mentre Tim sta pensando come poter adottare e trattenere questo suo nuovo amico che, guardà un po', di giorno svanisce nel nulla, Lance deve fare i conti con la sua parte canina che, poco a poco, si innamora del timido ragazzo. Il problema vero però sarà far innamorare Tim di Lance quando è in forma umana. Ci riuscirà?
E tra divertenti botta e risposta, incomprensioni, fraintendimenti, una madre impicciona e combina guai, un ex-militare ligio al proprio dovere, un veterinaio burlone e una banda di spacciatori, se ne vedranno delle belle.
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Questo libro ha confermato il mio apprezzamento su Eli Easton, conosciuta già con Tutta colpa del vischio e Scartando Hank, perché oltre a scrivere un libro dolce e divertente, ha saputo portarlo abilmente sul genere urban fantasy. La descrizione dei mutevoli e di come alcuni di loro si siano evoluti grazie alla scintilla è chiara e non troppo complicata. I personaggi sono ben caratterizzati, Tim con la sua tenera timidezza, ma anche con un'incredibile forza interiore, e Lance con la sua aura da maschio alpha, ma con la tendenza a complicarsi un po' la vita. Senza dimenticare Lily, la madre di Lance caparbia e comibina guai, Roman l'ex militare desideroso di un riscatto sul passato e la simpatia del dottor Bill McGurver.
È un libro che consiglio, la storia è ben scritta e, se volete perdervi nella dolcezza, ma anche passare momenti divertenti, dovete proprio leggerlo.
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Pierpaolo Mandetta - L'intervista

A cura di Francesco Sansone
Grafica di Giovanni Trapani
Dopo aver parlato di Cuore satellite, il suo nuovo romanzo, oggi vi propongo l’intervista a Pierpaolo Mandetta.
Se c’è una cosa che apprezzo di questo autore, oltre alla sua scrittura, è la lucidità delle sue parole e del suo pensiero, benché in alcuni punti è discostante dal mio. L’acume, la dialettica, l'umorismo - come si vede anche nelle foto che correlano quest'intervista - e l’essere diretto che si trovano nei suoi testi, appaiono anche quando risponde alle domande che gli vengono sottoposte.
Non è da tutti, soprattutto fra i nuovi autori, essere schietti e non aver paura di dividere il pubblico con le proprie parole, ma lui, sarà perché è anche editore di se stesso, lo fa e ci mette la faccia, e tutto se stesso, per far arrivare i propri lavori.
Nato ad Agropoli nel 1987, Pierpaolo Mandetta cura il blog umoristico Vagamente suscettibile e nel 2015 ha pubblicato l’antologia erotica, Aperti di notte, derivata dalla sua passione per l'erotismo, inteso come prolungamento dell'emotività delle persone, che sfocia nelle fantasie, nei feticci, nelle situazioni inconfessabili. Cuore satellite è il suo nuovo romanzo.

Pierpaolo, non ti chiederò come è nato romanzo e nemmeno se è autobiografico perché in questo caso sarebbe una domanda riduttiva per spiegare la tua nuova opera. Per iniziare, quindi, voglio chiederti cosa ha significato per te scrivere la ricerca di Paolo di colmare il suo disagio sentimentale/affettivo?
Pur essendo un tipo solitario, nella mia vita ho comunque conosciuto molte persone che soffrono. Il dolore ha un sacco di nomi, ma quasi sempre una sola origine: il non sentirsi amati. So che sembrerà melenso o lezioso, ma scrivere questo romanzo ha significato avvicinarmi ai tanti ragazzi che hanno subito questa mancanza, comunissima eppure fondamentale. Ricevere i messaggi di chi si rivede tra le pagine è per me la risoluzione della scrittura. Mi sento capito, e loro anche.
Scrivere Cuore satellite è stato il tentativo di disegnare con le parole una certa sofferenza e darle un volto a cui parlare.
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Passiamo ad analizzare alcuni aspetti che nel tuo romanzo vengono trattati. Iniziamo dall’amore, o meglio dalle relazioni sentimentali. Nel libro vengono descritte come un’interruzione del percorso personale di una delle due parti. Una scelta che porta, poi, a sottostare alle scelte, agli atteggiamenti e ai comandi dell’altro/a. Ci spieghi da cosa nasce questa tua teoria?
Per me ‘amore’ è una parola. ‘Amare’ è un’altra storia. Il mondo ci insegna che vivere in due è meglio, ma nessuno ricorda che per rispettare l’altro e renderlo felice bisogna prima, assolutamente, amare se stessi. Ascoltarsi, impararsi, e solo alla fine decidere di stare con qualcuno. Altrimenti le relazioni, i matrimoni, cominciano come una bella fiaba e dopo un anno si trasformano in una piccola guerra. Una guerra silenziosa in cui si impone all’altro una serie di regole matrimoniali in principio innocue, ma che col tempo strozzano il partner. Lo snaturano. Gli cancellano il suo passato, le sue passioni, il suo modo di prendere il caffè al mattino, di viaggiare, di far visita ai parenti, di stendere i panni. E così, dopo tanto tempo, ci ritroviamo accanto una persona completamente diversa, infelice perché non si rivede più allo specchio. Quante nostre madri hanno sacrificato tutto per la famiglia? Ricordiamo di ciò che erano, e delle loro passioni, solo attraverso le vecchie foto sul comodino.
Le interruzioni sono questo: sacrificare un pezzo di sé per amore. E non c’è niente di meraviglioso in un gesto simile.

Le donne sono un altro tema fondamentale di Cuore satellite. Le donne di oggi e di ieri vengono descritte come martiri consenzienti che accettano le corna, i maltrattamenti e l’indifferenza dei mariti. Con questo non dico che nel libro appare un tuo animo misogino, anzi. Ciò che viene fuori è il tuo amore verso la donna e ciò che scrivi è il resoconto di uno che è cresciuto accanto a loro, conoscendone ogni aspetto. Mi sbaglio?
Amo mia madre. Amo mia nonna. Amo le zie e le parenti che non ci sono più. E le detesto, anche, perché hanno rinunciato a troppo. Le detesto per quegli occhi sempre smarriti e malinconici, mentre tentavano ogni giorno di essere forti. Di resistere. Che brutta cosa, resistere.

Anche il Sud è al centro del romanzo. Paolo dice  che nonostante le sue pecche, la mancanza di possibilità che dà agli abitanti, non potrebbe mai vivere altrove. So che questo è anche un tuo pensiero perché tu, come il tuo protagonista, vivi nella periferia. Cosa ti lega al Sud e cosa ami e odio allo stesso tempo?
Sono dannatamente legato alla campagna. Sembrerò una specie di Heidi provincialotto, ma le grandi città, per me, sono la cosa più malsana e contronatura che l’uomo abbia potuto creare. Bacini di chiasso, smog, urla, traffico, malcontento che marcia per andare al lavoro, alimenti che costano il triplo, e pochissimi colori. Non potrei mai viverci. A casa mia, quando mi affaccio vedo le colline e le pale eoliche, i campi di cavolfiori, e adoro fare ogni giorno a piedi la stessa strada per andare al lavoro, incontrando sempre lo stesso vecchietto, gli stessi gruppi di ragazzi, la stessa madre davanti al fioraio. Mi rassicura. Vado spesso a Milano a trovare mia sorella e il mio “amico di vita”, ma resisto sempre poco. Ovviamente il Sud ha il suo schifo. I servizi pubblici sono disgustosi, le strutture fatiscenti, gli impiegati zotici e incivili, la politica sfacciatamente delinquente, e la cultura è lo zimbello di tutto questo.

Per finire parliamo dei fiori. Paolo è un fiorista, o fioraio che dir si voglia, e leggendo l’amore di cui parla dei fiori ho rivisto te in un tuo video di qualche tempo fa pubblicato sul tuo profilo facebook. Cosa significano per te i fiori, posto che è chiaro che non sono stati loro a renderti omosessuale? (nel dire questo inciso rido.)
Rido anche io. Soprattutto perché credo di aver reso io omosessuali i miei fiori. Allora, diciamola così: ho sempre sofferto d’ansia. A intervalli regolari anche di depressione. Subivo la vita invece di viverla, e non riuscivo ad afferrare i giorni che volavano, mi cadevano dalle mani, non sapevo come diventarne protagonista invece che spettatore. Stavo malissimo, ho visto un analista. La nozione base era “cerca di stare calmo”. Ma non ci riuscivo. I fiori mi hanno insegnato ad avere pazienza. A coltivarmi proprio come una pianta, che ha i suoi tempi. E così ho trovato inutile invidiare il successo degli altri, i sensi di colpa per la mia timidezza e la mia codardia, mentre i miei coetanei saltano su un aereo e vanno da soli ad Amsterdam a farsi il capodanno. Ho imparato a non pretendere troppo da me stesso. Inoltre, viviamo in un tempo che, lo si voglia o no, ci intrappola nel mondo virtuale. Ne siamo vittime tutti. Ecco, i fiori mi hanno aiutato anche in questo. Se ti inginocchi e cominci a travasare una pianta, il tempo passa e non te ne accorgi, la mente si rilassa e vomita i pensieri in eccesso, il corpo si ristora. I fiori hanno il potere di isolarti dal brutto mondo. Li ringrazierò sempre. Tutti dovrebbero avere un cortile per il giardinaggio.
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C’è un ultimo aspetto che vorrei affrontare con te, ma se lo facessi svelerei il finale del romanzo e quindi giro intorno e ti chiedo di parlarmi degli uomini che descrivi. Si tratta di uomini incapaci di esternare le proprie emozioni e i propri sentimenti, di uomini incapaci di restare fedeli alle mogli, e che se lo fanno succhiare senza guardare il genere di chi li soddisfa. Di uomini che, invece, non chiedono altro se dare se stessi alla persona che amano. Ci dici qualcosa su queste tre tipologie che hai descritto?
Per parlare di uomini bisogna anche contestualizzare, altrimenti qualcuno potrebbe accusarmi di fare di tutta l’erba un fascio. Siamo nel 2015, ma nella provincia non è cambiato quasi niente delle dinamiche matrimoniali e familiari. E questo deriva sempre dal fatto che il matrimonio è vissuto come un sentiero obbligato, un dovere sociale, una scelta davvero poco lungimirante, basata su criteri antiquati. Gli uomini, ancora oggi, si sposano perché da soli non ce la fanno, hanno bisogno di una domestica. Certo, all’inizio tanti bacini e mobili nuovi, ma giunge presto il momento in cui ci si ritira stanchi dal lavoro e l’unica cosa che si desidera è il piatto sulla tavola. Inoltre, non sposarsi vuol dire insinuare il sospetto di essere ‘ricchioni’. Le donne, invece, si sposano perché educate a vedere il matrimonio come la salvezza dall’oblio. Essere single vuol dire essere sole. Sfigate. Non avere figli significa non aver seguito la retta via, apparire come monche.
Bene. Da queste situazioni, generalmente, fuoriescono gli uomini di merda. Quelli che, lentamente, si piegano al loro stesso egoismo, perché frustrati, bloccati in una vita che non vorrebbero, ma che altri hanno scelto: le madri ormai anziane, i figli ormai fatti, e che fai divorzi? E poi, che fai, mantieni moglie e figli, e tu vai a stare in un appartamentino vuoto, a pagare un secondo affitto, e chi le lava le mutande? No, la vita è già uno schifo. Il sesso fuori casa è l’unica boccata d’aria. Se è fatto con un uomo forse è meglio, perché il vicinato sparla se ti vede con un’altra donna. Sembrano assurdità, ma sono evoluzioni reali. Sono uomini che, tacitamente, puniscono la propria moglie per il recinto in cui si sono chiusi.
Poi ci sono gli uomini buoni. Quelli sensibili, che vedono la propria esistenza legittimata solo dall’amore che danno, dalla felicità realizzata nell’altri. Sono gli uomini che tutti vorremmo, ma che spesso rifiutiamo, perché essere felici è un compito più arduo dell’essere semplicemente in attesa di qualcuno. Essere felici vuol dire capolinea, e chi non ha risolto i propri tormenti non accetta di fermarsi. Ha bisogno di continuare a lottare.

Per concludere voglio chiederti: sei soddisfatto del riscontro che Cuore Satellite ha avuto fra i lettori? Ciò che è arrivato loro è ciò che è arrivato a te nello scriverlo?
Sono felicissimo. Mi sembra quasi strano, sospetto, che nessuno ne abbia parlato male o che abbia avuto da ridire. Le persone che leggono Satellite vedono una mano amica aperta per loro. E non mi serve altro per esserne appagato.


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Pierpaolo Mandetta - Cuore Satellite

A cura di Francesco Sansone
Grafica di Giovanni Trapani
Si sa, i giovani gay non vedono l’ora di lasciare la provincia per la volta delle grandi città. Grindr che scoppia, palestre aperte fino a tardi, ampia scelta in discoteche. Ma c’è chi resta. Chi è attaccato alle piccole cose. Chi alla famiglia. Chi ai profumi della pasta fatta in casa o dei fiori di campo.
I gay di paese non mangiano sushi all’all you can eat, ma pranzano alla tavola calda con una parmigiana. Non scappano dalle madri in un bilocale a pezzicon due coinquilini, ma campano fino ai trent’anni nella stanzetta di sempre, con tutti i parenti nel quartiere.Non litigano con i fidanzati su Whatsapp, ma si minacciano alla finestra.
Paolo ha ventisette anni, vive a Salerno e ha un negozio di fiori. Sembra un giovane come tanti. Ha un’amica che cucina, un ragazzo che lo ama, Enzo, e una grande, strana famiglia. Paolo, però, nasconde un segreto. Un segreto che lo segue con due gambe e lo spinge a rifiutare l’amore, visto come un satellite che non riesce a toccare.
Quando le voci delle nonne lo mettono in guardia sul futuro, decide di correre ai ripari. Prima che l’estate giunga a Salerno, Paolo sarà costretto a riabbracciare il suo cuore satellite.
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Questa è la sinossi di Cuore Satellite (You Can print, prezzo ebook 3,99 euro; cartaceo 9,99 euro www.cuoresatellite.com), il nuovo romanzo con cui Pierpaolo Mandetta ritorna dopo il successo dell’antologia erotica Aperti di notte. Messi da parte i temi caldi e il sesso spinto con cui si è fatto conoscere, Mandetta mantiene il suo stile schietto, diretto ed essenziale, ma non per questo minimalista, per raccontare una storia intima e intensa.
Sullo sfondo della provincia campana di oggi - che per alcuni versi è uguale a quella di 50 anni fa -, fatta di donne tradite e sottomesse, di uomini farfalloni e incapaci di esprimere sentimenti e di abitudini difficile da morire, si consuma la ricerca della stabilità emotiva e sentimentale di Paolo, un giovane fiorista gay.
Ad accompagnarlo nella sua ricerca c’è il suo io bambino – che si manifesta in carne e ossa sotto i suoi occhi -, che gli ricorda costantemente la sua frustrazione e lo spinge a cercare la soluzione nei luoghi della sua infanzia. Qui parla con le donne della sua famiglia e chiede loro aiuto. Solo dopo tanta ricerca, e tanto dolore, Paolo arriva a ricordare ciò che lo ha ‘interrotto’, segnandolo per sempre, ma anche a scoprire lati degli uomini della sua famiglia, suo padre in primis, che non immaginava.
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http://www.ibs.it/code/9788897309215/sansone-francesco/oltre-evidenza-racconti.html
Adesso anche in ebook qui 
Un libro intenso, dicevo, in cui il lettore può immedesimarsi con il non sentirsi amato di Paolo, con la sua incapacità di amare un compagno e con la volontà di trovare un briciolo di pace.
I capitoli brevi, la scrittura immediata, i personaggi ben descritti e un protagonista un po’ nerd e un po’ poeta maledetto fanno di Cuore satellite un romanzo di formazione in chiave post moderna. Una dimostrazione che la letteratura italiana non si è fermata agli anni ’80, ma continua a vivere grazie a giovani autori, magari formatasi sul web, che danno alla luce opere degne di interesse, a dispetto di quanto sostengono i critici e le cosiddette grandi editrici.
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