Le Interviste - Renzo Samaritani Esclusiva

Prologo
Come vi avevo anticipato ieri, oggi pubblico l'intervista che ho realizzato allo scrittore emergente Renzo Samaritani a cui rinnovo le mie scuse per non essere stato preciso come sempre nel mio lavoro, ma non ho potuto fare diversamente dato quello che è successo durante i giorni passati. Detto questo vi lascio all'intervista esclusiva di questa domenica.
Francesco Sansone

Le interviste
   Esclusiva


Nella foto Renzo Samaritani



Di te è quasi impossibile trovare informazioni personali, pertanto, ti andrebbe di dirci chi è Renzo Samaritani?
   Infatti non c’è molto da dire... ho la grande passione per lo scrivere, la buona cucina, il lavoro nel campo delle comunicazioni, l'esplorazione culturale... e la passione più grande di tutte: la ricerca del senso della vita.


Da cosa nasce questo voler ricercare un senso della vita?
   Ti rispondo con un brano del libro che è autobiografico al cento per cento: “Da bambino a volte mi capitava di andare con genitori o parenti in cimiteri e quello che facevo era, senza che se ne accorgessero, guardarli con aria stranita perché mi sembrava così chiaro che nelle tombe non ci fosse nessuno, che l'anima era da un'altra parte... e non capivo come gli adulti potessero piangere davanti a delle lastre di marmo inanimate, e fredde come il mare d'inverno. Guardavo le tombe e pensavo: “E' ovvio che da qui l'anima non c'è mai passata... esce dal corpo ed entra direttamente in un altro... è così chiaro!” Era come aver dentro di me le prove scientifiche dell'esistenza della reincarnazione. Lampante, ma allo stesso tempo non ebbi mai il coraggio di parlare di questa cosa con nessuno. Ci pensavo spesso, e mi chiedevo chi fossi stato nelle vite precedenti.” Da allora non ho mai smesso di pormi domande, e di leggere libri su argomenti spirituali.


Cosa ti ha spinto a scrivere “Un uomo di nome Stefania?
   Mi sono fatto lo schema mentale di tre tappe fondamentali di una Stefania che può essere in ognuno di noi: tutti almeno una volta nella vita ci siamo chiesti chi siamo, da dove veniamo e dove andremo e ciò vale anche per la nostra protagonista. I libri possono tirar fuori dalle persone solo ciò che già è presente. Ho scritto questo romanzo per estrarre la parte spirituale di me. Come spesso accade fra gli scrittori, scrivo anche come auto terapia.


Hai definito questo libro “semi biografico”, cosa c’è di te nell’opera?
   Ho usato le mie impressioni interiori più che gli eventi esteriori della mia vita personale. Così ho potuto dare autenticità all'immagine del paesino romagnolo in cui affondano le radici familiari e culturali di Stefania/Stefano, alle esperienze della sua vita "esagerata" nel periodo milanese, alla transizione sessuale e alla scoperta di una dimensione più equilibrata e sana nella quale progredire per la propria crescita personale.


Nel tuo libro affronti, come si evince dal titolo, il tema del cambiamento di sesso, da uomo a donna, della protagonista. Come mai questa scelta?
   Credo che siamo tutti anime spirituali eterne, indipendenti dal corpo materiale che usiamo come un abito, che ci permette di muoverci e agire in questo mondo; e che ha un sesso. Noi siamo maschi e femmine a livello di personalità che scegliamo e in questo senso il cambiamento di Stefania è anche molto simbolico e riguarda le “energie”. Ė la sua essenza che cambia, più che il corpo. E’ un mutamento interiore che, in “Un uomo di nome Stefania”, passa attraverso un cambiamento psicologico e fisico conscio.


Però di solito chi scegli di cambiare sesso, lo fa perché in se’ ha ben presente quale sia la propria essenza e il cambiamento fisico non è che l’atto di adeguare l’involucro esterno a ciò che è dentro noi, tu invece sostieni l’opposto, come mai?
   Secondo una tradizione a cui faccio riferimento, il corpo di cui parlavo non è l'unico elemento materiale che riveste la nostra anima. C'è anche un insieme di elementi che ci portiamo dietro dopo la morte, nel passaggio da un corpo all'altro e durante la vita successiva: questi rappresentano un corpo più "sottile", tanto per intenderci quello che vediamo in un fantasma. Siamo prigionieri della ruota del "samsara" fino all’esaurimento del "karma"; dopodiché possiamo abbandonare gli elementi materiali per tornare alla liberazione, o a un pianeta spirituale. Finché siamo in questo mondo materiale, però, abbiamo una mentalità - seguita da determinate energie – femminile oppure maschile, o un mix delle due qualità. Due donne gay possono risultare tali agli occhi di molta gente perché vediamo con quelli non spirituali, abbiamo un "terzo occhio" che però quasi nessuno sviluppa e permette di guardare le energie delle persone; usandolo potremmo scoprire che energeticamente una delle due donne è femmina e l'altra ha più un'energia maschile. Nel caso del protagonista del mio libro, forse il lettore può decidere se realmente c’è stato un cambiamento di sesso... fatto sta che diventa Stefania perché da quel momento ha desiderato essere donna, a livello di energie, per poter fare determinate esperienze “mistiche”. Credo che, la maggior parte di noi, di trovarsi qui e ora lo abbia deciso. E scegliamo circostanze che possano rafforzare il carattere della nostra anima, e contribuire a mantenere la "Visione" del mondo.
   Adeguare l’involucro esterno non ritengo sia assolutamente obbligatorio per Stefano/Stefania, ma ho preferito inserire nel libro la parte dedicata a una vera e propria operazione chirurgica di mutazione sessuale perché non volevo un romanzo “new age”... come primo capitolo della “saga” desideravo rimanere più terra a terra.


L’arco di tempo in cui si svolgono i fatti va dagli anni settanta fino ai giorni nostri permettendo, a chi quei tempi non li ha vissuti, di conoscere la vita di quel periodo. Considerando appunto che il libro è quasi biografico, che ricordi hai tu di quegl’anni? Cosa rimpiangi e cosa invece no?
   Non rimpiango nulla, ricordo tutto con molto affetto. Il papà che non ho più, la sua 500 rossa, il paesino che descrivo nel libro, San Lazzaro di Savena, la vita semplice senza una tecnologia di cui oggi non potrei fare a meno.


Un altro punto cardine del romanzo è il rapporto fra Stefano/Stefania e la madre. Quanto di te c’è in questo rapporto e quanto, invece, è frutto della tua immaginazione.
   La mamma di Stefania costituisce la rappresentazione dell'archetipo "madre" della mia vita interiore. Mia mamma è una scrittrice nota (Helga Schneider) e le sue opere sono tradotte in tutto il mondo, alcune ormai veri e propri long seller. Non c’è rapporto fra noi, abbiamo conflitti irrisolti da quando me ne sono andato di casa, circa quando avevo vent’anni. Rimango comunque una persona ottimista... potresti rifarmi la domanda fra qualche anno? :-)


Quindi i vostri rapporti si sono interrotti per la tua scelta di lasciare casa, oppure l’abbandonare la casa d’infanzia è stata una conseguenza data dai vostri conflitti? E questi conflitti da cosa sono stati generati?
   Un giorno su di un apparecchio radiofonico m'imbattei in una Radio Krishna Centrale appena sbarcata a Bologna: una certa Parama Karuna stava dando delle ricette di cucina. Io ero completamente affascinato dai discorsi strani di questa mistica radio che parlava di un certo Krishna e che dava ricette vegetariane, rispondeva a telefonate in diretta e ogni tanto partiva una canzone che diceva “Hare Krishna Hare Krishna Krishna Krishna Hare Hare Hare Rama Hare Rama Rama Rama Hare Hare”. Presi subito il telefono in mano e composi lo 055820161 (ricordo ancora il numero a memoria): rispose Claudio Rocchi, noto cantautore italiano che in quelle vesti si faceva chiamare Krishna Caitanya das, che subito mi arruolò per produrre delle trasmissioni da un, per ora solo virtuale, ‘studio RKC di Bologna’. E così spedii a Firenze una prova di un mio ‘Radio Italia’. Fu approvata e trasmessa, e da lì continuai. Andai anche al tempio di Castel Maggiore, in provincia di Bologna, a una e più ‘feste della domenica’. Poche settimane e già un certo Dayanidhi mi aveva convinto a trasferirmici. Mia madre si ribellò; s'informò in questura se suo figlio potesse vivere in un tempio, le dissero che un maggiorenne aveva ogni diritto di scegliere il proprio domicilio e la religione che più lo convinceva. Facevo ragionamenti che non poteva condividere e sostenevo concetti che trovava estranei, incomprensibili, proiettati in un mondo che lei definiva ‘arcaico’. Cominciarono discussioni, malumori, un abisso sempre più grande, alla fine un’incompatibilità insuperabile. Ma non era ancora finita... Nel 1995 lessi, sul Corriere della Sera, che Helga Schneider aveva scritto un romanzo e che era considerato un caso letterario. C'incontrammo e la rimproverai di aver raccontato la verità su sua madre, membro della Waffen SS e guardiana ad Auschwitz Birkenau, all’Italia intera. Il libro in questione è “il Rogo di Berlino”, ora un long seller. Che tutti sapessero di questa nonna ‘mostro’ mi metteva a disagio. Da quel giorno evitai ogni contatto con mia madre e fra noi si creò un divario che, a tutt’oggi, è incolmabile.


Un uomo di nome Stefania è solo la prima parte di un romanzo che, da quanto mi sembra di intuire, ha ancora molto da dire. Quando uscirà la seconda parte?
   Entro l’estate. Per Stefania sono previste rivelazioni spirituali nel secondo libro e, nel terzo, scoprirà come tenere insieme i “due elementi” che regolano l’universo: yin e yang. Ebbene si: sto lavorando al terzo romanzo!


Sei un autore esordiente e immagino che avrai avuto non poche difficoltà a pubblicare il tuo romanzo. Ti va di raccontarci quanto hai dovuto “lottare” poter dare alle stampe il tuo lavoro e che consiglio daresti a chi, come te, vorrebbe pubblicare i suoi scritti?
   Ho imparato molto: soprattutto a non lasciarmi scoraggiare. Materializzare un'idea e farla diventare una creazione tangibile, da condividere con il pubblico, è stata un'esperienza che mi ha fatto crescere e mi ha reso più forte. Avere l'appoggio delle persone che ti vogliono bene è d'importanza fondamentale, ma ci vuole anche passione, pazienza, impegno, perseveranza e umiltà. Sì, perché dobbiamo essere pronti a prendere molte "bastonate" e, credimi, le critiche costruttive aiutano molto più dei complimenti fatti per gentilezza. Bisogna essere disposti ad ascoltare tutti e saper distinguere tra ciò che ostacola e ciò che aiuta la dinamica della storia.


Che importanza ha avuto la lettura nella tua vita e a quale libro sei legato maggiormente e perché?
   Leggo e scrivo da sempre, da quando ero bambino. E’ una pratica fondamentale per la mia persona. Sono particolarmente legato alla Insostenibile Leggerezza dell’Essere di Milan Kundera perché dimostra come nella vita quello che scegliamo e apprezziamo come leggero non tarda a rivelare il proprio peso insostenibile. C’è però l’arte di trasformare le cose pesanti in leggere. Yin e Yang possono essere tradotti approssimativamente come il lato in ombra (Yin) e il lato soleggiato (Yang) di una collina e con la mia Stefania cerco di imparare dalla vita come passare da una collina all’altra...
F.S.