Le Interviste: Fabio Casadei Turroni - Esclusiva

Da oggi il mondo espanso dei romanzi gay (con il look leggermente modificato che spero vi piaccia) torna in attività e lo fa con questa intervista esclusiva a Fabio Casadei Turroni. Prima di lasciarvi alla lettura, voglio ringraziare lo scrittore, per avermi dedicato il suo tempo per rispondere alle mie domande con una gentilezza e dsponibilità infinità. Davvero grazie

Alcune note sull'autore
Fabio Casadei Turroni (Forlì, 1964) è uno scrittore italiano. Debutta in libreria nel 2001 con Moto Perpetuo (Zoe Edizioni),   a cui seguiranno Cosmicomiche Orgasmiche (Zoe Edizioni, 2002)  e Angelo d'Edimburgo (Edizioni Le Mondine, 2005). Inoltre è uno degli scrittori che ha prestato la sua penna per l'antologia di racconti gay Men On Men. 


L'intervista
Esclusiva


Nella foto Fabio Casadei Turroni

Se prendiamo in mano il tuo curriculum vediamo che hai all’attivo diverse esperienze in più campi dell’arte. Sei stato attore, sei stato un tenore e adesso sei un affermato scrittore. Che importanza ha avuto, e ha tutt’oggi, l’arte nella tua vita?
L'Arte che posso, con molta umiltà ma anche con coscienza e pervicacia, portare avanti, è la scrittura, ora che ho dovuto lasciare il teatro e la musica per motivi di salute. Se parliamo di soldi, ti dico che l'Arte non ha nessuna importanza nella mia vita, ché non vivo certo di diritti d'autore. Se invece parliamo di soddisfazione personale, allora diciamo che è la ragione della mia esistenza. Se non scrivo, impazzisco.

Come è nata l’idea di dare alle stampe il tuo primo romanzo?
Dunque: ero stato lasciato da una persona troppo importante per me... era un periodo di crisi totale: salute, studi, lavoro: tutto precipitava... mi sono ritrovato, tra un pianto e l'altro, a scrivere come un matto sul computer, di notte... alla fine del lavoro, durato 3 mesi, sono seguiti 6 mesi di riscrittura del testo... giacché nel frattempo il testo, iniziato come un diario, era diventato un romanzo... a quel punto, ma solamente quando sono stato soddisfatto della struttura e della lingua, ho cercato un editore... ho scritto a tanti... quasi nessuno rispondeva... dopo 18 rifiuti, il 19° editore ha accettato.

Il tuo debutto nell’editoria si ha con Moto Perpetuo, pubblicato da Zoe editore nel 2001, un romanzo giallo/noir, ma è con il lavoro successivo, pubblicato sempre dalla stessa casa editrice, che si ha per te la svolta. Infatti Cosmicomiche Orgasmiche è il romanzo che segna il debutto della Scuola di Scrittura LGBT Bolognese, un esperimento di cluster culturale fondato da te e un gruppo di amici scrittori, giornalisti e traduttori. Come è nata l’idea e quale scopi aveva?
Scopi non ce n'erano. Non c'erano basi ideologiche. Si stava bene insieme. Ci si frequentava. Ci si vedeva al Cassero, di sera. E l'idea, mia, fu accettata, di iniziare a scrivere testi con pseudonimo, così che i lettori potessero scegliere chi di noi fosse il vero autore. Per divertimento, e perché sono sempre stato legato ad un'idea collettiva dell'opera d'arte... un'idea Open Source, col senno di poi. Ma tutto iniziò per divertimento e per amicizia. Tutto qui.

Però la Scuola di Scrittura LGBT ha avuto vita breve a causa di conflitti tra le diverse case editrici che non volevano pubblicizzarsi a vicenda. Oltre a questo episodio, hai avuto altre difficoltà per pubblicare un tuo lavoro?
Tante! Sempre! Anche io ho vari testi che dormono nei cassetti... la ragione è chiara: la struttura del potere è piramidale, e c'è sempre più spazio in basso che in alto. Questo implica che nessuno ti farà salire al proprio posto. Gli autori nuovi sono, di solito, disperati perché nessuno li valuta nelle case editrici. C'è molta tensione tra gli autori. Ho conosciuto autori che ucciderebbero le proprie madri per pubblicare un libro. L'importante, se posso permettermi di dare un consiglio, è di non pagare per pubblicare il proprio testo.

Di te si può dire che sei uno di quegli scrittori che non si tirano indietro di fronte alle collaborazioni e infatti il tuo nome appare in diverse opere corali. Fra queste non possiamo non ricordare quella con Daniele Scalise per “Men on Men” per cui hai scritto due racconti, Squilli e Alan, l’amore secco. Come è nata la tua collaborazione per “Men on Men”?
Buona domanda. Secondo me Daniele Scalise aveva avuto la segnalazione di Moto Perpetuo da qualcuno, forse Francesco Gnerre (saggista autore dell’opera L’eroe negato. Omosessualità e letteratura nel Novecento italiano ndr), che me l'aveva presentato a Roma. Daniele Scalise mi ha contattato. Gli ho mandato quindi un testo per Men on Men 2, e poi, su richiesta, l'altro per Men on Men 5. Dopo di ché, l'esperienza dei Men on Men si è chiusa, e la collana non è proseguita, non so perché.

Adesso a quale progetto stai lavorando?
Terminato un romanzo, ovviamente inedito, penso ad un testo per musica, e poi ho in mente un altro romanzo...

A quale delle tue opere sei maggiormente legato e perché?
Direi ai testi inediti... sono opere non accettate perché scritte in maniera non conforme alla scrittura degli altri'. Se vuol dire che sono scritti troppo bene, ne sono fiero, of course. :-) Ma davvero non ci si crede quanto sia quasi impossibile essere originali, oggi: si vuole e si cerca una scrittura facile ed omologabile. Il lettore è trattato da mentecatto. Non deve pensare troppo. Io non sono d'accordo. Vorrei essere me stesso, nelle parole, distinguibile dagli altri. Ognuno di noi è originale, se è se stesso nell'Arte. La nomea di 'scrittore sperimentale', forse per questo, m'insegue dall'inizio. Ma sono i tempi che sono tristi: il libro ideale per la stampa si legge metà all'andata e metà al ritorno mentre sei in treno e vai a lavorare: molte case editrici la pensano così.

Che consiglio daresti a un giovane scrittore che vorrebbe intraprendere la tua stessa strada?
Innanzi tutto gli augurerei un successo tanto più grande del mio! :-) Gli sussurrerei poi all'orecchio di trovarsi molti amici, amanti e parenti nel mondo della Cultura. Poi gli chiederei di leggere molto, prima di scrivere. E di avere dei modelli, per superarli. Di non scriversi addosso. Di non montarsi la testa. Di non diventare spocchioso. Di pensare che il lettore è un bambino grande che vuole tanto essere affascinato: e aspetta soltanto che lo scrittore lo faccia.